La contaminazione del ghiaccio per uso alimentare rappresenta una preoccupazione sanitaria a livello mondiale.

I fattori potenzialmente critici per la contaminazione che operano durante la produzione del ghiaccio sono molteplici: Si va dall’acqua utilizzata alle superfici non idoneamente pulite e non igienizzate nella macchina del ghiaccio e nel contenitore, alla sua errata manipolazione, all’utilizzo di strumenti non igienizzati ed altri tipi di contaminazione nel processo di utilizzo. Tutto ciò può condurre ad una contaminazione del ghiaccio e quindi agli alimenti e alle bevande con cui entra in contatto diretto.

Non va inoltre mai dimenticato che nelle bevande il ghiaccio viene direttamente ingerito e, nel caso in cui trattasi di ghiaccio NON COMMESTIBILE-NON ALIMENTARE, tutti i rischi collegati alla sua impurità vengono trasferiti direttamente nel fruitore finale.

Da una indagine riportata sul sito www.packagedice.com i ricercatori dell’Università della Georgia negli Stati Uniti hanno esaminato la qualità microbiologica del ghiaccio prodotto in una varietà di esercizi fra cui: negozi alimentari di prossimità, enoteche, fast-food, ristoranti e bar e confrontato i risultati con il ghiaccio prodotto e confezionato da produttori che rispondono agli elevati standard di qualità dell’IPIA (International Packaged Ice Association).

Lo studio ha confermato che in nessun campione proveniente dagli stabilimenti di produzione dei membri dell’IPIA è stata riscontrata alcuna difformità, riportando risultati negativi e l’assenza totale di coliformi o E. Coli nel ghiaccio prodotto, confermando che gli stabilimenti certificati, dove appunto vengono adottate tutte le corrette prassi operative, producono ghiaccio ALIMENTARE in termini di legge: il ghiaccio, una volta fuso, è acqua perfettamente potabile!

Tuttavia il 38% dei casi relativi a campioni di ghiaccio prelevati da produttori non membri dell’IPIA sono invece risultati positivi a coliformi non conformi.

In particolare i risultati dell’Università della Georgia hanno riportato che:

  • Il 13.6% dei campioni contenevano uno dei due potenti contaminanti E. coli e enterococchi.
  • Il 38% dei campioni non rientrava nel range di valori accettabili all’analisi chimica per quanto concerne il valore del PH.
  • 1 campione conteneva Salmonella – un batterio che può risultare mortale visto recentemente in molte infezioni alimentari.
  • 1 campione prelevato da una macchina del ghiaccio automatica conteneva agglomerate di Enterobatteri

e in sintesi il 38% dei campioni conteneva un preoccupante livello di coliformi – tale da risultare un problema sanitario.

L’unico efficace modo per proteggersi completamente dal rischio di ghiaccio contaminato è quello di acquistarlo confezionato da un affidabile produttore di ghiaccio confezionato (reperibile ormai in molti supermercati).

Per quanto riguarda invece l’uso di ghiaccio nei locali, alimentari e simili è buona norma sincerarsi che nel servire ghiaccio insieme alle bevande o nell’uso per la conservazione dei cibi, questi si riforniscano di ghiaccio confezionato prodotto da aziende certificate e comunque membro dell’IPIA (International Packaged Ice Association) (www.packagedice.com ) o per l’Europa da un membro dell’EPIA (European Packaged Ice Association) (www.europeice.com).

- SCARICA LO STUDIO COMPLETO –